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Gruppo dei lettori

“Il Lettore ha nella celebrazione eucaristica un suo ufficio proprio, che deve esercitare lui stesso, anche se sono presenti ministri di ordine superiore” (OLM 51).

“Il ministero del Lettore, conferito con rito liturgico, deve quindi essere tenuto in onore” OLM 51).

“I Lettori istituiti, se presenti, compiano il loro ufficio almeno nelle domeniche e nelle feste, specialmente durante la celebrazione principale” (OLM 51).

“Si potrà affidar loro anche il compito di dare un aiuto nel predisporre la Liturgia della Parola e, se necessario, di preparare gli altri fedeli che per incarico temporaneo debbano proclamare le Letture nella celebrazione della Messa” (OLM 51).

Nell’assemblea radunata nel nome di Cristo la proposta di Dio e la risposta di fede della comunità sono rese udibili per mezzo della parola. Come nel passato, anche oggi la parola giunge attraverso la mediazione di chi se ne fa servitore: la parola di Dio celebrata nell’assemblea liturgica è sempre una parola “incarnata” nella persona del lettore che la proclama e nell’assemblea che l’accoglie.

Il lettore, istituito o di fatto, è il ministro della proclamazione della Parola: deve “proclamare”, cioè “dire a voce alta, a nome di un altro, a favore degli altri”. Proclamazione è simile a “risurrezione”: la testimonianza, sepolta nella pagina scritta, risorge e si fa di nuovo parola viva.
Anche nel dialogo tra Dio e l’uomo occorre attivare bene la mediazione: chi esercita questo ministero dovrebbe avere grande senso di responsabilità. La parola di Dio non può essere sprecata per improvvisazione, perché si chiama il primo disponibile; né per disattenzione o superficialità, perché la lettura è frettolosa, con dizione approssimativa o dialettale; né per infantilizzazione perché si ricorre a lettore-baby.

Il lettore dovrebbe attivare una mediazione obiettiva e umile; non dovrebbe attirare su di sé l’attenzione dei fedeli con toni retorici, drammatici, patetici, da attore. Renda possibile l’ascolto e la comprensione, sapendo che “una lettura puntuale e chiara esalta la parola; una lettura sciatta o puerile la vanifica; una riconosciuta testimonianza di vita la rafforza; la palese contraddizione con la condotta morale la indebolisce”.

 

I compiti e la figura del Lettore
La rinnovata liturgia suppone l’esistenza di un gruppo di Lettori (SC 28), meglio ancora se si tratta di Lettori istituiti, cioè riconosciuti idonei e incaricati, con apposita investitura liturgica, a svolgere il delicato servizio della proclamazione della Parola di Dio. E’ un’esigenza ecclesiale veramente imprescindibile, se si vuole veramente fare liturgia: “L’assemblea liturgica non può fare a meno di Lettori, anche se non istituiti per questo compito specifico” (OLM 52).

In questo senso, ogni comunità cristiana dovrebbe preoccuparsi di dare una risposta ben precisa a tale esigenza perché, senza Lettori, si impoverisce il senso ecclesiale della ministerialità liturgica e la celebrazione della Parola di Dio rischia di essere monopolizzata dal presbitero-celebrante.
Il nuovo OLM si dimostra sensibile a recepire la figura del Lettore: “La tradizione liturgica ha affidato il compito di proclamare le letture bibliche nella celebrazione della Messa a determinati ministri: ai Lettori e al diacono” (OLM 49). E pone in grande risalto la natura laicale di tale ministero: “Si cerchi di avere a disposizione alcuni laici, che siano particolarmente idonei e preparati a compiere questo ministero” (OLM 52).

Il ministero del Lettore, quindi, è un ministero tipicamente laicale. Solo in mancanza di Lettori laici o anche di diaconi tale ministero può essere svolto anche dal presbitero-celebrante: “In mancanza del diacono o di un altro sacerdote, legga il Vangelo lo stesso sacerdote celebrante; se poi manca anche il Lettore, legge lui stesso tutte le letture” (OLM 49). Chiaramente, però, questa è la soluzione estrema.

La creazione di un gruppo di Lettori rappresenta, quindi, un’importante meta pastorale per ogni comunità cristiana, perché consente di dilatare gli spazi della partecipazione e della ministerialità liturgica e di esprimere la comunione ecclesiale in tutta la sua pienezza, respingendo una concezione accentratrice e monopolistica del ministero.
Questo principio deve essere applicato non solo per giustificare il ministero liturgico del Lettore, ma anche per impedire il monopolio di un singolo Lettore: “Se ci sono più Lettori e si devono proclamare più letture, è bene distribuirle fra di loro” (OLM 52). Il monopolio, nella liturgia, è sempre un fatto da evitare. Nella liturgia c’è spazio per tutti.