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Nell’attesa della sua venuta

Il tempo di Avvento

Nell’attesa della sua venuta

“La Chiesa celebra tutto il mistero di Cristo durante il corso dell’anno, dall’Incarnazione alla Pentecoste e all’attesa del ritorno del Signore” (Ordinamento dell’anno liturgico e del calendario n. 17). L’anno liturgico si struttura intorno a questi eventi della nostra salvezza, e anche se esso inizia con la prima domenica d’Avvento, il Triduo pasquale è il centro di tutto l’anno. “Il triduo della Passione e della risurrezione del Signore risplende al vertice dell’anno liturgico, poiché l’opera della redenzione umana e della perfetta glorificazione di Dio è stata compiuta da Cristo specialmente per mezzo del mistero pasquale, col quale, morendo, ha distrutto la nostra morte, e risorgendo, ci ha ridonato la vita. La preminenza di cui gode la domenica nella settimana, la gode la Pasqua nell’anno liturgico” (Ordinamento dell’anno liturgico e del calendario n. 18).

Attorno al triduo santo si sviluppano i vari tempi dell’anno liturgico, potremmo quasi chiamarli i vari “mesi” dell’anno liturgico: i tempi forti, come l’avvento e il natale, la quaresima e la pasqua e poi il tempo ordinario.

Il nostro anno liturgico inizia con la prima domenica d’avvento, che capita il 30 novembre o la domenica più vicina a questa data (Cfr. Ordinamento dell’anno liturgico e del calendario n.  40). La parola “avvento” significa “venuta”, è l’attesa per la venuta del Signore. È un tempo dell’anno tipico dell’occidente (l’oriente ha solo alcun giorni di preparazione al Natale), e nasce intorno al quarto secolo. L’avvento è formato da quattro settimane (nel rito ambrosiano 6 settimane) che precedono la festa del Natale. “L’avvento ha una doppia caratteristica: è tempo di preparazione alla solennità del Natale, in cui si ricorda la prima venuta del figlio di Dio fra gli uomini, e contemporaneamente è il tempo in cui, attraverso tale ricordo, lo spirito viene guidato all’attesa della seconda venuta del Cristo alla fine dei tempi” (Ordinamento dell’anno liturgico e del calendario n. 39). Questa doppia caratteristica la possiamo individuare anche attraverso una ideale divisione del tempo di avvento: le prime settimane (dall’inizio fino al 16 dicembre), attraverso le letture della Scrittura e le preghiere della liturgia, siamo invitati a riflettere e a pensare alla seconda venuta del Signore; l’ultima settimana, quella che va dal 17 al 24 dicembre, la liturgia, con le letture e le preghiere, ci invita a riflettere e ci aiuta a prepararci a fare memoria della prima venuta del Signore nella carne a Betlemme.

Nelle prime domeniche del tempo di Avvento la Parola di Dio si riferisce alla venuta del Signore alla fine dei tempi e ci presenta la figura di Giovanni Battista. Questi due temi sono fondamentali per comprendere bene il tempo di avvento. La Chiesa è come una sposa che attende il ritorno del suo sposo; è come quei servi che attendono il ritorno del loro padrone appena arriva e bussa. La liturgia aiutandoci a riflettere e a celebrare quest’attesa sottolinea una caratteristica peculiare della chiesa stessa: essa è comunità che vive e celebra nell’attesa che si compia la beata speranza e venga il nostro salvatore Gesù Cristo. In questo tempo la preghiera fondamentale e importante è Maranathà che significa “vieni Signore Gesù”. È una preghiera che la Chiesa dice non solo mentre si prepara alla celebrazione annuale della prima venuta del Signore, la festa di Natale, ma è una preghiera che la chiesa è chiamata a dire sempre perché essa attende con fiducia il ritorno del Signore alla fine dei tempi. In questo periodo dell’anno si legge per tradizione il profeta Isaia che più di tutti i profeti ci annuncia la grande speranza che ha confortato il popolo eletto durante i secoli duri e decisivi della sua storia, è un annuncio di speranza per tutti i popoli: il Signore verrà e ci salverà e ci libererà, ci darà la gioia e la pace. Insieme alla lettura del profeta Isaia, la liturgia del tempo di avvento ci presenta Giovanni il Battista. È l’ultimo dei profeti ed è il precursore del Messia. Lui riassume tutto il messaggio dei profeti che annunciavano la venuta di un Messia liberatore, ma Giovanni vede realizzarsi queste profezie, perché solo fra tutti i profeti poté indicare al mondo l’Agnello del nostro riscatto. Egli è il segno dell’intervento di Dio a favore del suo popolo, è il profeta che annuncia al popolo che Dio ha liberato il suo popolo mandando il salvatore, mandando l’agnello che porta i peccati del mondo. Giovanni è l’amico dello sposo, come dice il vangelo, che fa incontrare lo Sposo, Gesù, e la Sposa, il popolo di Dio. Egli è il precursore, cioè colui che va avanti, mandato da Dio per preparare una via al Signore e per invitare il popolo ad abbassare i monti e a colmare le valli per preparare questa strada nel deserto e soprattutto per preparare al Signore un popolo ben disposto.

Dal 17 al 24 dicembre il tempo d’avvento ci aiuta a prepararci alle feste del Natale. In questo periodo la liturgia ci fa leggere le profezie che riguardano la venuta del Signore e che sono illuminate dai racconti del Vangelo che precedono la nascita di Gesù. I cosiddetti “Vangeli dell’infanzia” che precedono la nascita del Signore illuminano questi giorni che per la loro importanza sono chiamati “ferie maggiori”; una caratteristica di queste ferie maggiori, potremmo anche dire una specie di settimana santa del Natale, sono le famose antifone “O” che ancora oggi risuonano nelle nostre parrocchie durante i giorni che precedono il Natale. Nella celebrazione eucaristica esse formano il versetto dell’alleluia, anche se sono nate come antifone al Magnificat nella celebrazione dei vespri. In esse il Signore è invocato con vari titoli: Sapienza, Signore, Re delle genti, Chiave di Davide, Astro che sorgi, Radice di Iesse, Emmanuele, tutti titoli che ben si adattano ad indicare la missione del Messia, di Gesù; tutte queste antifone si concludono con la preghiera dei poveri che attendono: “Vieni!”.

Questo tempo è un tempo di attesa gioiosa ma che ha anche un carattere penitenziale, anche se non come quello della Quaresima; in questo tempo si usa il colore viola per i paramenti, ad eccezione della terza domenica d’avvento che si può usare il colore rosaceo, non si canta il Gloria nelle messe della domenica e anche l’addobbo floreale è sobrio.

Durante il tempo dell’avvento la chiesa guarda in modo particolare a Maria, lei è il filo rosso che attraversa tutto questo tempo; lei – più di tutti – ha saputo attendere il Signore e ci insegna ad attenderlo nella gioia, nell’ascolto della Parola e facendo spazio a lui nel nostro cuore. La festa dell’Immacolata Concezione e i vangeli che leggiamo nella liturgia, specialmente quelli dell’annunciazione e della visitazione, rendono questo tempo un tempo mariano per eccellenza, un tempo in cui guardare a Colei che ha creduto e ha accolto nel suo grembo il Verbo di Dio e per questo possiamo chiamarla “Porta dell’avvento”, “Strada” attraverso la quale Gesù-Messia giunge fino a noi.

Una tradizione del nord dell’Europa comincia a farsi strada anche nella nostra cultura ed è quella della “Corona dell’Avvento” o del “Calendario”. Due modi per sottolineare quest’attesa e questa preparazione alla festa in cui sorgerà per noi il “Sole” che vince le nostre tenebre e rischiara le nostre vite, in cui colui che è la vera luce viene nel mondo.