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L’edificio della chiesa

L’edificio della chiesa

Durante il corso dei secoli i cristiani hanno costruito dei luoghi in cui si riunivano per la celebrazione della liturgia e per la preghiera. Ogni epoca, attraverso l’arte e le forme, ha cercato di realizzare ciò a cui questi luoghi erano destinati: ospitare l’assemblea liturgica per la celebrazione dei Santi Misteri. Quando si formarono le prime comunità cristiane esse si riunivano per pregare e per celebrare la Cena del Signore, ma non avevano un luogo specifico; per far questo bastava una grande sala da pranzo, poiché l’oggetto principale della riunione era un pasto. È così a Gerusalemme per «la casa di Maria, madre di Giovanni, detto anche Marco, dove si trovava un buon numero di persone raccolte in preghiera» (At 12, 12) quando Pietro era stato messo in prigione. A Troade, i cristiani si riunivano il primo giorno della settimana in una stanza al piano superiore per spezzare il pane (At 20, 7-8). A Roma, S. Paolo saluta Prisca e Aquila e «la comunità che si riunisce nella loro casa» (Rm 16, 3-5). A Laodicea, la comunità si raduna nella casa di Ninfa (Col 4, 15); a Colossi, in quella di Filemone (Fm 2).

 

Il tempio, la sinagoga e la casa dei fratelli

I cristiani di Gerusalemme continuarono a frequentare il tempio anche dopo la resurrezione del Signore, fino al 70 d.C. anno in cui il tempio fu distrutto. Le prime comunità frequentavano anche le sinagoghe, e forse ne possedevano di proprie (cfr. Gc 2,24). Per la celebrazione della Cena del Signore e per la preghiera essi si riunivano nelle case di quei fratelli che le mettevano a disposizione della comunità. Quando il cristianesimo incontrò il mondo pagano esso non copiò i loro templi, anzi la rottura fu immediata e totale; dice S. Paolo: «Quale accordo tra il tempio di Dio e gli idoli? Noi siamo infatti il tempio del Dio vivente» (2 Cor 6, 16). I cristiani, infatti, non avevano altra realtà per la loro preghiera comune che l’assemblea dei fratelli.

Essi non costruirono mai dei templi, avevano chiaramente capito che il vero tempio, il vero luogo in cui si può incontrare Dio, il vero luogo in cui Dio abita è la comunità. Essa è il corpo di Cristo, le sue membra. I battezzati, i santi, come li chiama Paolo, sono il tempio di Dio (2 Cor 2, 21) che vengono edificati per diventare dimora di Dio (cfr. Ef 2, 22); essi sono le “pietre vive impiegate per la costruzione di un edificio spirituale” (1 Pt 2, 5). Per questo motivo i cristiani non hanno bisogno di un tempio.

Nel mondo giudaico la sinagoga, presente in tutti i villaggi, era il luogo della preghiera e dell’ascolto della Parola, mentre al tempio si saliva principalmente per offrire i sacrifici; ma i cristiani non hanno più bisogno di questo perché, secondo l’insegnamento del Signore, è nel cuore di ciascuno che viene offerto l’unico sacrificio gradito al Padre, in spirito e verità come dice Gesù alla Samaritana nel pozzo di Sicar (cfr. Gv 4, 24).

Proprio per questo motivo i cristiani per quasi due secoli non hanno mai sentito l’esigenza di costruire un luogo specifico per il loro culto. La casa dell’uno o dell’altro fratello, con un’ampia sala bastava per ospitare la chiesa locale, il piccolo gregge che si riuniva nel primo giorno della settimana per la cena eucaristica e per ascoltare gli scritti degli apostoli. Dice Giustino nella sua Apologia: “Per tutte le cose che riceviamo, ringraziamo il Creatore di tutte le cose per mezzo del suo Figlio Gesù Cristo e per mezzo dello Spirito Santo. E nel giorno detto del sole, riunendoci tutti in un solo luogo dalla città e dalla campagna, si fa un’assemblea e si leggono le memorie degli apostoli e gli scritti dei profeti fino a quando vi è tempo; poi, quando colui che legge ha terminato, il presidente con un discorso ammonisce ed esorta all’imitazione di queste buone cose. Insieme ci alziamo tutti ed eleviamo preghiere. Come abbiamo già detto, terminata la nostra preghiera, viene portato pane, vino ed acqua e il presidente allo stesso modo e per quanto gli è possibile, innalza preghiere e ringraziamenti e il popolo acclama pronunciando l’Amen. Dei cibi su cui si è pronunciato il ringraziamento segue la divisione e la distribuzione a ciascuno e per mezzo dei diaconi si mandano a coloro che non sono presenti”. (Giustino, Prima apologia, 67, 2-5). Nel III sec. si cominciarono a costruire delle amplissime sale in cui ci si riuniva per pregare, ma è solo dal IV secolo che si poterono costruire luoghi in cui riunirsi per pregare, anche perché l’impero romano ormai era divenuto cristiano.

 

La basilica cristiana

Dovendo costruire dei luoghi in cui riunirsi i cristiani dovettero adottare dei modelli architettonici per poter costruire i loro luoghi di culto. L’esigenza non era quella di fare una casa per Dio. Dio non ha bisogno di una casa, anzi Gesù stesso aveva detto che dove due o tre erano riuniti nel suo Nome lui era in mezzo a loro (cfr. Mt 18, 20), la comunità e il cuore dell’uomo sono il luogo in cui Dio abita; la comunità è la Chiesa, il suo Corpo. Per questo bisognava costruire una casa per la Chiesa affinché radunandosi rendesse visibile il Corpo di Cristo e rendesse presente il Cristo, lì dove erano riuniti due o tre nel Suo nome. Guardandosi intorno ci si accorse che c’era un luogo in cui era possibile riunirsi in tanti, questo luogo era la basilica. In essa c’era un ampio spazio riparato e coperto in cui potersi radunare, lì si amministrava la giustizia, si perorava una causa e si annunciavano le novità. Alcuni gruppi religiosi, nei primi secoli della nostra era, avevano già scelto l’edificio basilicale come un luogo adatto alle loro riunioni.

L’adattamento della basilica al culto cristiano comportò poche modifiche. Lì l’assemblea riunita rendeva visibile un aspetto della Chiesa di Cristo: essa era un popolo pellegrino che riunendosi in assemblea rinfranca, nella sosta domenicale, il cammino verso la Patria. La basilica infatti accoglie l’assemblea liturgica riunita intorno al vescovo e ai presbiteri, che celebra l’Eucaristia e mangia il corpo e il sangue del Signore come nutrimento nel suo pellegrinaggio; la sobrietà e la semplicità della basilica (pensiamo a quelle romaniche!) con le sue pareti spoglie, il tetto a vista con le capriate e le colonne evoca la tenda del pellegrino che è comunque provvisoria.

L’abside delle chiese normalmente era costruito verso oriente e la stessa preghiera era fatta in quella direzione, infatti è Cristo il vero sole che sorge dall’alto e rischiarerà chi è nelle tenebre e nell’ombra della morte (Lc 1, 79s); egli arriverà “come la folgore che viene da oriente e brilla fino ad occidente” (Mt, 24, 27).

Tutto questo ricorda ai cristiani che quel luogo comunque è provvisorio, sia perché essi sono stranieri su questa terra, ma anche perché nella Gerusalemme del cielo non vi sarà alcun tempio perché suo tempio è Dio e l’Agnello (cfr. Ap 21,22).

Nel corso dei secoli l’arte e l’architettura è cambiata e ha cambiato anche lo stile del luogo di culto cristiano, ma le esigenze sono rimaste sempre le stesse: luogo per accogliere l’assemblea riunita per la celebrazione liturgica e la preghiera. La chiamiamo chiesa solo perché in essa si riunisce la vera Chiesa, cioè il popolo dei battezzati che ha come legge la legge dell’amore, come condizione la libertà dei figli di Dio e come fine il regno di Dio. È per questo che, prima di tutto, la chiesa è il luogo in cui i fratelli si riuniscono. Dio non ha bisogno di una casa ma ne hanno bisogno i cristiani: “Dio è certamente in ogni luogo, ma nella vibrante preghiera di una comunità o nel silenzio di una chiesa, davanti al tabernacolo, l’uomo può forse più facilmente incontrare Dio e cogliere risonanze che altrove è più difficile percepire” (APL, Celebrare in spirito e verità, 98).

La Chiesa non è un luogo qualsiasi dove si svolgono delle riunioni, ma è uno spazio che serve per la celebrazione della liturgia e quindi oltre ad avere un significato simbolico (vedremo prossimamente che la chiesa è organizzata in spazi ove si svolge la celebrazione come l’altare, l’ambone, il fonte battesimale, la sede del presidente, il luogo della riconciliazione, …) ha anche una disposizione utile affinché vi si possa svolgere agevolmente la liturgia. Nelle Chiese costruite dopo la riforma del Concilio Vaticano II si può vedere come lo spazio per la celebrazione rituale sia organizzato diversamente da quelle chiese più antiche dove sono stati fatti degli adeguamenti tenendo conto degli spazi pensati per la liturgia che vi si celebrava nel passato e rispettando le opere (a volte preziose) che già erano presenti in esse. Ciò che comunque deve emergere è che lì si riunisce una comunità orante, organizzata con ministeri, che celebra la liturgia e vi partecipa pienamente e attivamente. Per questo motivo è necessario che ognuno possa sentirsi accolto e trovare un posto per poter vedere i riti e ascoltare agevolmente la Scrittura e le preghiere e potersi muovere attraverso i percorsi della celebrazione (nelle chiese antiche erano disegnati sui pavimenti).

 

La Cattedrale e le altre chiese

Nel corso dei secoli, quando le comunità si sono ingrandite e non era più possibile riunirsi stabilmente attorno al vescovo, la chiesa locale è stata suddivisa in parrocchie, ed anche le chiese hanno assunto diverse denominazioni. Nell’ambito della diocesi la chiesa più importante è la cattedrale. Dice il Cerimoniale dei vescovi al n. 42 e al n. 44: “La cattedrale è la chiesa dove si trova la «cattedra», cioè la sedia del vescovo, segno del magistero e del potere del pastore della chiesa particolare e segno anche dell’unità dei credenti nella fede annunciata dal vescovo in quanto pastore del suo gregge. Ed è in questa chiesa che nei giorni più solenni il vescovo presiede la liturgia. Per questo la cattedrale deve essere considerata, a buon diritto, il centro della vita liturgica della diocesi”.

Per necessità la chiesa cattedrale ha avuto un suo prolungamento nella chiesa parrocchiale. In essa si riunisce la comunità di quel luogo (all’inizio erano le popolazioni delle campagne che frequentavano queste chiese che poi diventeranno le chiese parrocchiali) con il clero a suo servizio direttamente nominato dal vescovo diocesano come suo delegato. Le comunità si riuniranno in quel luogo che identificheranno come la loro casa, la loro chiesa. Nella parrocchia un cristiano, dalla culla fino alla morte, vive la sua esperienza di salvezza attraverso i sacramenti e attraverso l’incontro domenicale con i suoi fratelli.

Oltre le parrocchie abbiamo poi altre chiese e i santuari che contribuiscono a formare i paesaggi del nostro paese e che rappresentano il segno di una fede vissuta e di una comunità che lì si riunisce, luoghi dello spirito costruiti tra le nostre case per poter incontrare Dio e i fratelli.

 

… qualcosa di pratico

Prima di tutto, chi entra in una chiesa, ha rispetto per essa; quando vi entra subito fa’ memoria del battesimo prendendo l’acqua benedetta dall’acquasantiera, o nel fonte battesimale; poi fa l’inchino alla croce che è collocata all’altare, o se c’è il tabernacolo fa la genuflessione (la genuflessione va fatta sempre, ogni qualvolta passa davanti alla riserva eucaristica). Poi ci si raccoglie in preghiera e quindi, senza correre o fare schiamazzo, si reca al suo posto per partecipare alla celebrazione.

A volte è utile prendere il libro dei canti e\o i sussidi che sono preparati per alcune celebrazioni affinché la partecipazione alla liturgia risulti essere attiva, fruttuosa, consapevole e piena; al termine della celebrazione è bene riporre tutto al proprio posto per lasciare la chiesa in ordine e pulita, perché essa è la casa della Chiesa, in essa si svolge la cena del Signore e si custodisce il Pane eucaristico segno sacramentale del Corpo e del sangue di Cristo che avanza dalla celebrazione. Trovare un luogo accogliente, e mantenuto tale da tutti i membri della comunità, è un atteggiamento che fa’ sentire a casa, la chiesa diventa veramente la casa della comunità dove ognuno si trova a proprio agio e ci torna volentieri.

 

… e un pratico pro-memoria

Quando entri in una chiesa

SPEGNI il telefono cellulare;

un cartello che potreste trovare alle porte di qualche chiesa dice così:

“Quando entrate in questa chiesa può essere che sentiate la “chiamata di Dio”.

Tuttavia è improbabile che vi chiami al cellulare.

Vi siamo grati se spegnete i telefonini.

Se volete parlare con Dio entrate, trovate un posto tranquillo e parlategli.

Se invece volete vederlo, inviategli un messaggio col telefonino mentre state guidando”

Un simpatico cartello che ci ricorda una grande verità!

 

NON girovagare per la chiesa;

NON distrarti a salutare questo o quel conoscente;

NON distrarre chi ti sta accanto …

MANTIENI il SILENZIO ASSOLUTO;

OCCUPA il primo posto libero;

INGINOCCHIATI e saluta il tuo Signore;

ENTRA IN PEGHIERA e vivi attentamente la Celebrazione;

LODA il tuo Signore e canta la sua gloria;

ACCOGLI Gesù che ti dona se stesso…

 

Entrando in una chiesa con gioia e gratitudine dovremmo poter pregare come fa la liturgia nella Dedicazione di una chiesa:

“O Dio, che reggi e santifichi la tua Chiesa

accogli il nostro canto in questo giorno di festa;

oggi con solenne rito

il popolo fedele dedica a te per sempre

questa casa di preghiera;

qui invocherà il tuo nome,

si nutrirà della tua parola,

vivrà dei tuoi sacramenti.

Questo luogo è segno del mistero della Chiesa

santificata dal sangue di Cristo,

da lui prescelta come sposa,

vergine per l’integrità della fede,

madre sempre feconda nella potenza dello Spirito.

Chiesa santa,

vigna eletta del Signore,

che ricopre dei suoi tralci il mondo intero

e avvinta al legno della croce

innalza i suoi virgulti fino al cielo.

Chiesa beata,

dimora di Dio tra gli uomini,

tempio santo costruito con pietre vive

sul fondamento degli Apostoli,

in Cristo Gesù, fulcro di unità e pietra angolare.

Chiesa sublime,

città alta sul monte,

chiara a tutti per il suo fulgore

dove splende, lampada perenne, l’Agnello,

e si innalza festoso il coro dei beati.

Ora, o Padre,

avvolgi della tua santità questa chiesa,

perché sia sempre per tutti un luogo santo;

benedici e santifica questo altare,

perché sia mensa sempre preparata

per il sacrificio del tuo Figlio.

Qui il fonte della grazia lavi le nostre colpe,

perché i tuoi figli muoiano al peccato

e nascano alla vita nel tuo Spirito.

Qui la santa assemblea

riunita intorno all’altare

celebri il memoriale della Pasqua

e si nutra al banchetto della parola

e del corpo di Cristo.

Qui lieta risuoni la liturgia di lode

e la voce degli uomini si unisca ai cori degli angeli;

qui salga a te la preghiera incessante

per la salvezza del mondo.

Qui il povero trovi misericordia,

l’oppresso ottenga libertà vera

e ogni uomo goda della dignità dei tuoi figli,

finche tutti giungano alla gioia piena

nella santa Gerusalemme del cielo. (Rito della Dedicazione n 85)