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LA RUBRICA DI DON PAOLO 4 – L’ambone – luogo della proclamazione della Parola di Dio

LA RUBRICA DI DON PAOLO 4 – L’ambone – luogo della proclamazione della Parola di Dio

Il secondo polo della celebrazione, specialmente quella eucaristica – ma non solo! -, è l’ambone, il luogo della proclamazione della Parola di Dio.

Non sempre nelle nostre chiese c’è uno spazio destinato al luogo della proclamazione della Parola di Dio. Esso il più delle volte – purtroppo! – è sostituito da un semplice leggio che non dice nulla e soprattutto a volte non riesce neanche a svolgere la sua funzione che è quella di reggere il lezionario e l’evangeliario. Parlare di ambone e vedere nelle nostre chiese dei leggii traballanti non è molto coerente, ma vogliamo parlare adesso di ambone pensando agli amboni, quelli veri, e sperando che in futuro si possa non solo sentir parlare di ambone ma anche vederlo nelle nostre assemblee come luogo dignitoso della parola e come (perché questo significa l’ambone) monumento alla risurrezione di Cristo, segno muto ed eloquente per le nostre assemblee della tomba vuota.

L’ambone ha una sua storia, come l’altare, e parte da lontano, nel periodo del dopo esilio. Ascoltiamo la sua narrazione dal libro di Neemia: «Il primo giorno del settimo mese, il sacerdote Esdra portò la legge davanti all’assemblea degli uomini, delle donne e di quanti erano capaci di intendere. Lesse il libro sulla piazza davanti alla porta delle Acque, dallo spuntar della luce fino a mezzogiorno, in presenza degli uomini, delle donne e di quelli che erano capaci di intendere; tutto il popolo porgeva l’orecchio a sentire il libro della legge. Esdra lo scriba stava sopra una tribuna di legno, che avevano costruito per l’occorrenza e accanto a lui stavano, a destra Mattitia, Sema, Anaia, Uria, Chelkia e Maaseia; a sinistra Pedaia, Misael, Malchia, Casum, Casbaddàna, Zaccaria e Mesullàm. Esdra aprì il libro in presenza di tutto il popolo, poiché stava più in alto di tutto il popolo; come ebbe aperto il libro, tutto il popolo si alzò in piedi. Esdra benedisse il Signore Dio grande e tutto il popolo rispose:  «Amen, amen»,  alzando le mani; si inginocchiarono e si prostrarono con la faccia a terra dinanzi al Signore» (Ne 8, 2.5-6; questo brano si potrebbe leggerlo nella sua interezza dal v. 1 al v. 10). È una liturgia della Parola quella che si sta svolgendo e per la prima volta si pone in risalto questa tribuna alta, quasi come una torre, dalla quale viene annunciata la Parola che scende sul popolo radunato. “Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, perché dia il seme al seminatore e pane da mangiare, così sarà della parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata» (Is 55, 10s). è una Parola che scende dal cielo sul popolo riunito per operare la conversione attraverso l’ascolto del Signore che parla. Nelle sinagoghe di Israele la Parola veniva proclamata da una tribuna alta. Anche Gesù nella sinagoga di Nazaret si alzò a leggere le Scritture (Lc 4, 16-30). L’ambone è il luogo privilegiato per l’annuncio della Parola, della buona notizia, dell’Evangelo.

Quando la comunità si riuniva nelle case per l’eucaristia certamente il luogo non permetteva di avere uno spazio specifico per la proclamazione della Parola ma dopo l’editto di Milano emanato dall’imperatore Costantino nel 313, le comunità costruirono luoghi per la celebrazione e probabilmente dalla sinagoga presero la tribuna di legno per la lettura delle scritture. Costruirono così i primi amboni. Ambone significa principalmente luogo alto, luogo in cui per accedere si deve salire in alto quasi come una torre. Gli amboni furono costruiti proprio così come luoghi alti su cui bisognava salire.

La proclamazione della Parola di Dio – sempre! – è una proclamazione pasquale. Quando si proclamano le Scritture si annuncia il Cristo e il suo mistero pasquale. Il contenuto di ogni celebrazione liturgica è sempre la stessa pasqua, culmine di tutta la storia della salvezza. E se nella celebrazione si fa memoria della pasqua del Signore e l’annuncio è quello della Pasqua, l’ambone non può non richiamare alla mente la tomba vuota, da dove l’angelo della risurrezione (il diacono) annuncia la vittoria di Cristo sul peccato e sulla morte, e la tomba stessa diventa testimonianza di questa vittoria del Signore. La tomba vuota ha un’importanza fondamentale nel racconto degli evangelisti, questo racconto attesta e conferma da sempre il messaggio pasquale ed è per questo che l’ambone è l’immagine costruita nello spazio di questo importante annuncio.

L’ambone è il monumento alla risurrezione di Cristo perché esso stesso è memoria, è segno del ricordo della tomba vuota, è testimonianza significativa che ci consente di raccontare e tramandare la memoria della risurrezione, ne è un segno evidente, un indizio, una prova.

Guardando all’ambone (noi che stiamo in Abruzzo possiamo pensare ai tanti amboni antichi che sono conservati nella nostra regione!) vedo il giardino dove c’era una tomba nuova che al mattino del primo giorno della settimana le donne hanno trovata vuota; vedo Giovanni (è l’unico evangelista che è testimone oculare del sepolcro vuoto, per questo negli amboni antichi – e qualche volta anche il quelli moderni – c’è sempre l’aquila simbolo di questo evangelista) che arriva al sepolcro e con Pietro vide e credette; incontro le donne (le mirrofore) che insieme ai loro profumi sono portatrici di un grande annuncio: “Cristo è risorto!”; e nel ministero del diacono ascolto ancora una volta il grande annuncio dell’angelo il mattino di pasqua: “Non cercate tra i morti colui che è vivo. È risorto!”.

Per tutto questo significato e per l’importanza della proclamazione della Parola di Dio ogni fedele sta all’ambone con sommo rispetto e con molta dignità. Non si va all’ambone per qualsiasi motivo (questo lo dico soprattutto per i più piccoli che a volte sono un po’ birichini: non si sale all’ambone neanche per giocare con i microfoni specialmente quando il parroco non li vede!!!) ma solo per la proclamazione della Parola; non si va all’ambone per fare un qualsiasi doscorso!

All’ambone, e anche all’altare evidentemente, la Sposa (la Chiesa) si nutre al banchetto dell’unico Sposo e Signore Gesù Cristo che per lei si è fatto Parola e Pane di vita.