Prossimo evento
  • 00

    giorni

  • 00

    ore

  • 00

    minuti

  • 00

    secondi

Prossimo evento

  • 00

    giorni

  • 00

    ore

  • 00

    minuti

  • 00

    secondi

L’altare

L’altare

Nel contributo precedente siamo entrati “idealmente” in chiesa, e abbiamo sostato a contemplare l’edificio, la casa ove si raduna la Chiesa. Ora sostiamo davanti ai “santi segni”, a due in particolare, che sono i fuochi della chiesa. Essi sono, in un certo senso, magistero muto e silenzioso, luoghi che oltre ad essere funzionali sono anche simbolici.

 

L’Altare

Il centro di tutta l’aula assembleare (non necessariamente “centro” geometrico!) è l’altare, come luogo della celebrazione dell’Eucaristia e segno del Cristo in mezzo a noi che con la sua offerta al Padre diviene per noi vittima, sacerdote e altare. In esso si celebra il memoriale della Pasqua del Signore Gesù ed è, quindi, memoria anch’esso del sacrificio del nostro Redentore.

Fin dall’inizio i cristiani hanno celebrato l’Eucaristia come una cena; essi hanno avuto sempre bisogno di una tavola su cui deporre il pane e il vino per l’Eucaristia. Era una tavola ordinaria di legno che serviva per la celebrazione nelle domus (case). Già dal IV secolo gli altari cominciano a diventare di pietra perché ricordavano più facilmente i sacrifici raccontati nella Bibbia e furono costruiti preferibilmente con la forma di un cubo perché esprimeva meglio il significato simbolico dell’altare stesso.

Nella Scrittura, quando un personaggio della storia sacra ha una manifestazione di Dio sempre ha costruito un altare a ricordo di quella visione e come segno della presenza di Dio in quel luogo; lì Dio si è manifestato! Nell’antico testamento ci sono molte testimonianze di ciò: Gen 12, 6-7; 1 Re 6, 22; … ecc.

Nel Nuovo Testamento tutto questo non ci sarà più perché il Cristo stesso è il nostro altare, in lui abita corporalmente tutta la pienezza della divinità  (Col 2, 9) ed è lui il nostro unico e perfetto sacrificio.

Quando nel IV-V sec. si afferma il culto dei martiri è proprio sulle tombe dei martiri che si costruiscono gli altari perché i martiri sono l’immagine di Cristo sofferente e vincitore e sono uniti a Lui come suo corpo e sue membra; in essi il Cristo continua lottare e a vincere. L’Eucaristia è il sacrificio di Cristo ma è anche il sacrificio della Chiesa che offrendo Cristo impara ad offrire se stessa in lui.

Nella Chiesa, l’altare è unico, perché l’altare è Cristo e Cristo è l’unico capo dell’unica Chiesa. Ignazio di Antiochia afferma: “Procurate, dunque, di partecipare ad una sola Eucaristia; poiché una è la carne del Signore nostro Gesù Cristo, uno è il calice che ci unisce nel sangue di lui, uno è l’altare, come uno è il vescovo, circondato dal collegio dei presbiteri e dei diaconi” (Lettera ai Filadelfesi).

L’altare è di pietra ed è piccolo, di forma quadrangolare ed è sopra una pedana, ad esso si accede salendo i gradini. Giovanni Crisostomo ci dice: “Il mistero di questo altare di pietra è stupendo: per sua natura la pietra è solo pietra, ma diventa sacra e santa per il fatto della presenza del corpo di Cristo. Ineffabile mistero, senza dubbio, che un altare di pietra diventi in un certo modo corpo di Cristo” (In Epist. II ad Cor. Homilia XX). È piccolo in quanto su di esso non si ammassano vittime ma si depongono i doni (un po’ di pane e un po’ di vino) che diventeranno il corpo e il sangue del Signore. È quadrato perché si estende verso le quattro parti del mondo, è mensa aperta sul mondo perché ogni uomo che accoglie la salvezza, da oriente e da occidente da settentrione e da mezzogiorno, siederà alla mensa che il Signore prepara per i suoi figli. L’altare è, in un certo senso, il centro dell’universo, la scala tra il cielo e la terra, perché su di esso Dio si fa presente sulla terra per invaderla con la sua presenza salvifica e da esso la creazione e la storia vengono ricondotte a Dio. All’altare si sale perché è il luogo del sacrificio, ecco perché, quasi sempre, l’altare è su una pedana e ad esso si accede salendo dei gradini; è il Calvario, il luogo del sacrificio di Cristo perché l’Eucaristia è sì la cena del Signore ma in essa noi celebriamo anche il memoriale del sacrificio del nostro grande Redentore. Attorno all’altare la famiglia di Dio si raccoglie nella gioia per nutrirsi lungo il cammino della vita “nell’attesa che si compia la beata speranza e venga il nostro Salvatore Gesù Cristo”; mangiando il Corpo e il Sangue del Signore, attraverso il dono dello Spirito Santo, l’assemblea radunata diventa un solo corpo e un solo spirito e viene edificata come la sua Chiesa, il suo corpo. Questa mensa ricorda quella in cui il Signore istituì la cena eucaristica la vigilia della sua passione, ed è annuncio della mensa della Gerusalemme celeste in cui i discepoli ceneranno con lui e lui con loro. La cena del Signore è memoriale della passione di Cristo e per questo è memoria del sacrificio, mangiando il suo corpo e il suo sangue noi annunciamo la morte del Signore fino al suo ritorno.

I nostri vescovi ci dicono: “L’altare è il punto centrale per tutti i fedeli, è il polo della comunità che celebra. Non è un semplice arredo, ma il segno permanente del Cristo sacerdote e vittima, è mensa del sacrificio e del convito pasquale che il Padre imbandisce per i figli nella casa comune, sorgente e segno di unità e carità” (CEI, La progettazione di nuove chiese).

 

Forse nelle nostre chiese non troviamo più altari piccoli, quadrati, elevati su una pedana, a volte non di pietra ma di altro materiale, … tutto questo non deve essere un limite alla retta comprensione del significato dell’altare anche se tra la nostra esperienza reale e il suo significato c’è una grande distanza; nell’esperienza di questo limite e di questa povertà cerchiamo di ricordare questi significati per accostarci a questo segno con uguale rispetto e venerazione. Per questo motivo ogni fedele avrà sempre rispetto per l’altare, ogni volta che vi passerà davanti lo saluterà e lo venererà con l’inchino così come fa, all’inizio della celebrazione, il presidente della celebrazione. Sull’altare non si appoggia qualsiasi cosa, come se esso fosse un semplice supporto, perché su di esso si poggia solo la patena, il calice e il messale per la celebrazione; tutto ciò che serve per la celebrazione come ad esempio le ampolline per l’acqua e il vino, vanno poste sulla credenza. Anche fuori della celebrazione l’altare è sempre vuoto (si toglie anche il messale quando è finita la celebrazione!), su di esso riposa solo e sempre il libro dei Vangeli, a voler significare che Cristo, parola e pane, è il nostro unico cibo. Ogni fedele durante la celebrazione starà intorno all’altare in piedi, ritto, con dignità; il suo stare lì deve essere come quando si sta davanti ad un personaggio importante; l’assemblea quando sta davanti all’altare sta davanti a Cristo.