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La sede per il celebrante

La rubrica di don Paolo - 7

La sede per il celebrante

La celebrazione liturgica si svolge entro due coordinate ben precise: il tempo e lo spazio. Essi, proprio in relazione alla celebrazione stessa, assumono un particolare significato simbolico.

Negli articoli precedenti siamo entrati nello spazio della chiesa e ci siamo soffermati davanti all’altare e all’ambone per cercare di capire sia il loro uso nella celebrazione, ma anche il significato che dalla celebrazione stessa essi assumono. Ora continuiamo il nostro viaggio “ideale” all’interno dello spazio della chiesa per conoscere altri luoghi ove si svolge la celebrazione liturgica.

L’altare e l’ambone sono luoghi in cui si celebra normalmente l’Eucaristia. Ci soffermiamo, ora, davanti alla sede del presidente (quando è del vescovo, nella chiesa cattedrale, la chiamiamo “cattedra”) e, nel prossimo articolo, davanti al tabernacolo: due luoghi della celebrazione che in un modo o in un altro interagiscono con altare e ambone, infatti entrambi – sede e tabernacolo – vengono utilizzati durante la celebrazione liturgica e soprattutto durante l’Eucaristia.

 

Il luogo della presidenza liturgica

La comunità cristiana quando si riunisce per offrire il culto al Signore si raduna sotto la presidenza del vescovo o di un presbitero da lui delegato. Non si celebra mai la liturgia senza qualcuno che svolga il ruolo di presidente della celebrazione; anche quando le comunità non hanno un presbitero o sono in attesa di esso, c’è sempre qualcuno che è chiamato a presiedere l’assemblea liturgica.

Il ruolo del ministro è determinante in una celebrazione, anzi il suo servizio rende presente il Cristo in mezzo alla sua Chiesa. Sacrosanctum Concilium al n. 7 dice: «Per realizzare un’opera così grande, Cristo è sempre presente nella sua chiesa, in modo speciale nelle azioni liturgiche. È presente nel sacrificio della messa sia nella persona del ministro, «egli che, offertosi una volta sulla croce, offre ancora se stesso per il ministero dei sacerdoti», sia soprattutto sotto le specie eucaristiche. È presente con la sua virtù nei sacramenti, in modo che quando uno battezza è Cristo stesso che battezza. È presente nella sua parola, giacché è lui che parla quando nella chiesa si legge la Sacra Scrittura. È presente, infine, quando la chiesa prega e loda, lui che ha promesso: «Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, là sono io, in mezzo a loro» (Mt 18,20)» (SC 7).

A motivo di quanto dice Sacrosanctum Concilium, anche il luogo della presidenza liturgica assume un significato importante, non tanto per la persona che lo occupa, quanto per il ruolo di chi presiede che realizza la presenza di Cristo e agisce in persona Christi.

Per questo motivo, fin dall’inizio, quando il vescovo presiedeva la liturgia aveva un seggio distinto dagli altri. Questo seggio stava ad indicare un ruolo diverso esercitato al vescovo nella celebrazione: il servizio della presidenza liturgica a favore della comunità, questo fa dire a S. Agostino: “Io con voi sono cristiano, per voi sono vescovo”.

Quando il vescovo diocesano presiede la celebrazione nella sua chiesa cattedrale egli siede alla cattedra. Questo spazio liturgico dà il nome alla chiesa stessa, infatti si chiama cattedrale proprio per la presenza della cattedra episcopale. Essa è il segno del magistero del vescovo che annuncia la buona notizia alla porzione di gregge che il Signore stesso gli ha affidato. La cattedra è il segno della giurisdizione del vescovo su quella diocesi ed è il segno dell’unità dei credenti in quella fede che il vescovo annuncia come pastore del gregge.

Il vescovo non potendo essere presente in tutte le comunità della diocesi, delega e nomina alcuni sacerdoti per la cura pastorale di quelle comunità. È per questo motivo che dalla cattedra, presente solo nella chiesa cattedrale, scaturisce, assumendone anche un certo significato, la sede per la presidenza della celebrazione liturgica. In ogni chiesa il presbitero celebra come un delegato del vescovo, che si rende presente in quella comunità, e per questo anche il luogo che il presbitero occupa nel presiedere la celebrazione assume un significato simbolico.

Chi presiede lo fa in nome di Cristo. Questo i cristiani lo hanno sempre capito, infatti fin dall’antichità essi hanno circondato sempre la cattedra di grande venerazione.

La sede di ogni presidenza liturgica ci richiama a Cristo capo che presiede in mezzo a noi. Non a caso in alcune chiese antiche essa era collocata al centro dell’abside sotto il Cristo pantocratore o sotto l’etimasia (vedi foto che accompagna questo articolo), questo trono vuoto su cui è collocato il libro sacro o la croce gloriosa gemmata. In questa immagine l’assenza di Cristo vuole esprimere la presenza del Risorto, invisibile ma reale, che egli stesso ha garantito fino alla fine dei tempi quando di nuovo tornerà nella gloria. È evidente, quindi che la sede presidenziale, e a maggior ragione la cattedra, non può essere una normale sedia anche se non deve assumere la forma di un trono.

Dalla cattedra il vescovo presiede la liturgia della Parola, da essa tiene l’omelia, invita il popolo alla professione di fede, giuda la preghiera dei fedeli, presiede i riti dopo la comunione e finali nella celebrazione eucaristica. Dalla cattedra presiede anche i riti di ordinazione, può consacrarvi il Crisma e presiedere tutti quei riti riservati al vescovo. Quando prende possesso della Diocesi è alla cattedra che il vescovo fa l’insediamento. Quando il Vescovo non celebra l’Eucaristia ma è presente alla celebrazione, a lui spetta la presidenza della liturgia della Parola.

Il presbitero, dalla sua sede, presiede anch’egli la Liturgia della Parola, può tenervi l’omelia e può concludervi la liturgia eucaristica presiedendo i riti di conclusione della celebrazione stessa.

Il presbitero a nome del vescovo, e suo delegato per la guida di una comunità specifica, esercita, per il suo ministero, un servizio di giuda e di insegnamento proprio come rappresentante e in assoluta comunione con il vescovo stesso.

La cattedra, o la sede, anche al di là della celebrazione ci ricordano che questa comunità non è un gregge sbandato, ma attraverso i suoi ministri, il Cristo buon pastore lo guida ai pascoli della vita, è lui che insegna, presiede e guida questo gregge che si è acquistato a prezzo del suo sangue.

La cattedra, o la sede presidenziale, trovano il loro ideale collegamento con l’ambone in quanto in esso si celebra la liturgia della Parola che è presieduta dal Vescovo o dal presbitero stando al luogo della presidenza.