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La Domenica – 2

Giorno del Signore Risorto e della Chiesa

La Domenica – 2

Giorno della Chiesa

A fondamento della sua fede e della centralità della risurrezione di Cristo nella vita dei cristiani, la Chiesa non poté e non potrà mai tralasciare la celebrazione della Domenica; per essa è un giorno irrinunciabile!

Il Signore ha promesso di essere con noi tutti i giorni fino alla fine del mondo, ma ha promesso di essere presente dove due o più sono riuniti nel suo nome. «Perché tale presenza sia annunciata e vissuta in modo adeguato, non basta che i discepoli di Cristo preghino individualmente e ricordino interiormente, nel segreto del cuore, la morte e la risurrezione di Cristo. Quanti infatti hanno ricevuto la grazia del battesimo, non sono stati salvati solo a titolo individuale, ma come membra del Corpo mistico, entrati a far parte del Popolo di Dio. È importante perciò che si radunino, per esprimere pienamente l’identità stessa della Chiesa, la ekklesía, l’assemblea convocata dal Signore risorto, il quale ha offerto la sua vita «per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi» (Gv 11, 52). Essi sono diventati «uno» in Cristo (cfr Gal 3, 28), attraverso il dono dello Spirito. Questa unità si manifesta esteriormente quando i cristiani si riuniscono: prendono allora viva coscienza e testimoniano al mondo di essere il popolo dei redenti composto da «uomini di ogni tribù, lingua, popolo, nazione» (Ap 5, 9). Nell’assemblea dei discepoli di Cristo si perpetua nel tempo l’immagine della prima comunità cristiana disegnata con intento esemplare da Luca negli Atti degli Apostoli, quando riferisce che i primi battezzati «erano assidui nell’ascoltare l’insegnamento degli Apostoli e nell’unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere» (2, 42)» (Dies Domini n. 31). Proprio nel giorno del Signore la Chiesa si riunisce e trova nell’Eucaristia domenicale celebrata da tutta la comunità il centro di tutta la sua vita (cfr. Catechismo della Chiesa cattolica n. 2177). L’Eucaristia domenicale è manifestazione piena della comunità, da essa nasce e prende forza la Chiesa che nel mondo è chiamata a portare la buona notizia agli uomini e a vivere il comandamento dell’amore che Cristo le ha lasciato.

 

Giorno della Parola e dell’Eucaristia

Nella celebrazione Eucaristica la Chiesa trova la sua piena identità. Nella preghiera eucaristica il sacerdote dopo aver invocato la potenza dello Spirito Santo sui doni perché diventino il Corpo e il Sangue di nostro Signore Gesù Cristo, invoca lo stesso Spirito perché discenda sulla comunità radunata che comunicando all’unico pane e all’unico calice sarà trasformata in un solo corpo e in un solo spirito: il corpo ecclesiale di Cristo. Nell’Eucaristia la Chiesa incontra il Risorto partecipando alla mensa della Parola e alla mensa del pane e del vino.

Nella lettura della Parola è il Cristo stesso che parla alla sua Chiesa, «giacché è lui che parla quando nella Chiesa si legge la Sacra Scrittura» (SC 7). È nell’Eucaristia che la chiesa si nutre del pane di vita che riceve dalla mensa della Parola di Dio e del Corpo di Cristo ed è in essa che la chiesa venera le divine Scritture come il corpo del Signore.

 

Vivere il giorno della chiesa

La Chiesa nell’ascolto della Parola e nell’Eucaristia si incontra con il Signore. In questo giorno rinnova, come l’apostolo Tommaso, la propria fede nel suo Signore e nel suo Dio e da lui riceve la beatitudine per quelli che credono senza aver visto. È proprio nel giorno del Signore che la comunità dei credenti riunita in assemblea rinnova la propria fede battesimale; fede rinnovata nel giorno della risurrezione del Signore a cui i credenti partecipano sacramentalmente attraverso il Battesimo: sepolti con Cristo nella morte e con lui rinati ad una vita nuova.

È un giorno di gioia per la salvezza ricevuta, la stessa grande gioia che provarono i discepoli al vedere il Signore. Nella risurrezione c’è la causa e il motivo di tanta gioia nella Chiesa. Per questo nella domenica è bandito ogni digiuno ed è proibito pregare in ginocchio. La Didascalia Apostolorum ci ricorda: «Nel primo giorno dopo il sabato siate nella gioia in ogni momento». La domenica, giorno della risurrezione del Signore, è il giorno della letizia, il giorno della gioia per tutti.

La domenica è il giorno più adatto per vivere il comando dell’amore fraterno, della carità, della condivisione. Come il Cristo ci ha liberati dalla schiavitù del peccato e della morte attraverso la sua risurrezione, la sua Chiesa, soprattutto nella Pasqua settimanale, è chiamata ad operare “liberazioni” per l’umanità, per i suoi fratelli, che sono nella schiavitù della miseria e della sofferenza. Fin dai primi secoli la comunità dei credenti ha ritenuto necessario, proprio di domenica e non in altri giorni, fare una colletta e poi deporla ai piedi di colui che presiede l’assemblea perché possa soccorrere – come dice Giustino nella Prima Apologia – gli orfani, le vedove, i pellegrini e coloro che in mezzo a noi sono nel bisogno.

Per poter vivere nell’ascolto della Parola, nella preghiera, nella condivisione  e nell’amore questo giorno la Chiesa ha ritenuto opportuno, soprattutto quando l’autorità civile e statale glielo ha permesso, di astenersi da qualsiasi tipo di lavoro per potersi dedicare a vivere la Domenica come un giorno da dedicare tutto al Signore, per pensare a lui e vivere in comunione con lui e con i fratelli. L’astensione dal lavoro e da ogni atteggiamento che comporti ansia ci aiuta a vivere nella serenità e nella gioia la domenica e ad occuparci delle cose del Signore e soprattutto ci permettono una partecipazione piena attiva e serena alla celebrazione dell’Eucaristia.

Ad Abitene (una cittadina dell’odierna Tunisia), nel 304, venne arrestato un gruppo di cristiani. Di fronte al proconsole che li accusava di riunirsi illecitamente, Saturnino, uno di loro, rispose: “Noi dobbiamo celebrare il giorno del Signore: è la nostra legge”. Dopo di lui fu interrogato il proprietario della casa, di nome Emerito. Il proconsole gli chiese: “Ci sono state riunioni proibite a casa tua?”. “Si, abbiamo celebrato il giorno del Signore”, rispose Emerito. “Perché hai permesso loro di entrare?” chiese il proconsole. Ed Emerito rispose: “Sono fratelli e io non potevo impedirlo”. “Avresti dovuto farlo”, replicò il proconsole. Ed Emerito affermò: “Non potevo farlo, perché noi non possiamo vivere senza la domenica”. E, al proconsole che insisteva, un altro martire rispose: “Come se un cristiano potesse esistere senza celebrare l’assemblea domenicale o l’assemblea domenicale potesse essere celebrata senza un cristiano! O non sai che l’essere cristiano è una cosa sola con l’assemblea domenicale e che l’assemblea domenicale è una sola cosa con il cristiano, al punto che l’uno non può stare senza l’altro?”.