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Giovedì Santo nella Cena del Signore

Giovedì Santo nella Cena del Signore

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  • 18-04-2019
  • Parrocchia San Pio X - Avezzano
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  • 07:30:00 - 23:59:59
  • 18-04-2019 - 18-03-2019

Giovedì santo – 18 Aprile 2019

 

Ore 07.30 – Preghiera del mattino

Ore 18.00 – Santa Messa nella Cena del Signore.

Ore 21.30 – Veglia di preghiera con la lettura dei discorsi di addio del Signore

 

La chiesa celebra ogni anno i grandi misteri dell’umana redenzione dalla messa vespertina del giovedì nella cena del Signore, fino ai vespri della domenica di risurrezione.

Questo spazio di tempo è chiamato giustamente il “triduo del crocifisso, del sepolto e del risorto”; ed anche “triduo pasquale” perché con la sua celebrazione è reso presente e si compie il mistero della pasqua, cioè il passaggio del Signore da questo mondo al Padre. Con la celebrazione di questo mistero la chiesa, attraverso i segni liturgici e sacramentali, si associa in intima comunione con Cristo suo sposo.

È sacro il digiuno pasquale di questi due primi giorni del triduo, in cui, secondo la tradizione primitiva, la chiesa digiuna “perché lo sposo gli è stato tolto”. Nel venerdì della passione del Signore dovunque il digiuno deve essere osservato insieme con l’astinenza e si consiglia di prolungarlo anche al sabato santo, in modo che la chiesa, con l’animo aperto ed elevato, possa giungere alla gioia della domenica di risurrezione. “Con la messa celebrata nelle ore vespertine del giovedì santo, la chiesa da inizio al triduo pasquale e ha cura di far memoria di quell’ultima cena in cui il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, amando sino alla fine i suoi che erano nel mondo, offrì a Dio Padre il suo corpo e sangue sotto le specie del pane e del vino e li diede agli apostoli in nutrimento e comandò loro e ai loro successori nel sacerdozio di farne l’offerta”.

Tutta l’attenzione dell’anima deve rivolgersi ai misteri che in questa messa soprattutto vengono ricordati: cioè l’istituzione dell’eucaristia, l’istituzione dell’ordine sacerdotale e il comando del Signore sulla carità fraterna: tutto ciò venga spiegato nell’omelia.

La lavanda dei piedi, che per tradizione viene fatta in questo giorno ad alcuni uomini scelti, sta a significare il servizio e la carità di Cristo, che venne “non per essere servito, ma per servire”.

Si riservi una cappella per la custodia del santissimo sacramento e la si orni in modo conveniente, perché possa facilitare l’orazione e la meditazione: si raccomanda il rispetto di quella sobrietà che conviene alla liturgia di questi giorni, evitando o rimuovendo ogni abuso contrario. Il Sacramento venga custodito in un tabernacolo chiuso.

Non si può mai fare l’esposizione con l’ostensorio. Il tabernacolo o custodia non deve avere la forma di un sepolcro. Si eviti il termine stesso di “sepolcro”; infatti la cappella della reposizione viene allestita non per rappresentare “la sepoltura del Signore”, ma per custodire il pane eucaristico per la comunione.

Si invitino i fedeli a trattenersi in chiesa, dopo la messa nella cena del Signore, per un congruo spazio di tempo nella notte, per la dovuta adorazione al santissimo sacramento solennemente lì custodito in questo giorno. Durante l’adorazione eucaristica protratta può essere letta qualche parte del Vangelo secondo Giovanni (cc. 13-17).